Chi sono i tatari di Crimea e cosa vogliono oggi

Crisi globale

di Petr Bologov, Lenta.ru, 10 marzo 2014

In Crimea oggi sono in gioco anche i destini dei tatari. Questo articolo ne descrive brevemente la tragica storia e ci informa sulle loro posizioni nel contesto dell’attuale crisi nella penisola.

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Marina Lewycka: l’Ucraina e l’occidente

[Questo articolo della scrittrice inglese di origine ucraina Maria Lewycka è stato pubblicato dal Guardian il 10 marzo scorso. Secondo me spiega chiaramente cosa sta succedendo in Ucraina, e merita di essere reso accessibile a un pubblico non anglofono. Ovviamente questa pubblicazione non è a scopo di lucro e non vuole danneggiare in nessun modo la signora Lewycka o il Guardian. Inoltre, traduco per passione, non per mestiere, e mi assumo quindi la responsabilità per eventuali errori. Invito chi legge a gioire dell’articolo originale, scritto davvero benissimo, nonché dei romanzi di Maria Lewycka.]

Scontri pubblici tra Ucraini e Russi nella piazza centrale di Sebastopoli. Ucraini che protestano per le interferenze russe; abitanti russi della Crimea che chiedono la restituzione di Sebastopoli alla Russia, e che il parlamento riconosca il russo come lingua ufficiale. Deputati ucraini chiusi fuori dagli edifici governativi; un ‘centro di informazione’ russo inaugurato a Sebastopoli. Appelli, da parte del ministro della difesa ucraino, per l’annullamento dell’accordo che divide la flotta sul Mar Nero tra navi ucraine e navi russe: una mossa definita come ‘provocazione politica’ dai parlamentari russi. Il presidium del parlamento della Crimea annuncia un referendum sull’indipendenza della penisola, e la Russia dichiara di essere pronta a supervisionarne lo svolgimento. Uno dei capi della Società Russa in Crimea minaccia l’ammutinamento armato e la creazione di un’amministrazione russa a Sebastopoli. Un alto esponente della marina russa accusa l’Ucraina di aver riconvertito alcune delle navi sul Mar Nero, e di aver condotto attacchi armati contro il proprio personale. Minaccia di alzare il livello di allerta dell’intera flotta. Il conflitto precipita: terrorismo, attacchi incendiari, omicidi.

Uno scenario famigliare? Sono avvenimenti del 1993, ma si tratta di cose che si ripetono, in questa o quell’altra forma, fin dal quattordicesimo secolo.

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Invece di sputacchiare nei propri microfoni con ipocrita frenesia, i leader degli Stati Uniti e dell’UE dovrebbero studiarsi la storia di questa regione dall’equilibrio instabile. Potrebbero imparare che la Crimea ha una lunga tradizione di conflitti tra le proprie comunità ucraine, russe e tatare, e che ha cambiato giurisdizione diverse volte, passando dall’Impero Ottomano, alla Russia, fino ad essere una nazione indipendente. L’ultima incursione del governo inglese risale al periodo 1853-1856 e si è risolto in un disastro. Anche questa volta, l’intervento occidentale è stato stupido e incapace, e ha raggiunto livelli di ipocrisia davvero vergognosi.

Meno di un mese fa, una violenta insurrezione nelle strade di Kiev contro un governo democraticamente eletto è stata accolta in Occidente come una rivolta del ‘popolo ucraino’ che preferiva avvicinarsi all’ovest e voleva allentare i propri legami con la Russia. Chiunque può capire, se solo ci riflette un attimo, che una caratterizzazione così semplicistica del ‘popolo ucraino’ è incredibilmente ingenua, ma quando i giornalisti cercano lo scoop e i politici vogliono esprimere la loro opinione a tutti i costi, nessuno si ferma a riflettere. Riflettere è pericoloso: ti porta a vedere le cose dal punto di visto dell’altra persona.

L’unica cosa che sappiamo di sicuro? Non sappiamo cosa stia succedendo. La situazione è opaca e instabile. Ma questo non impedisce ai politici occidentali di addentrarvisi senza esitazione. Non sappiamo esattamente chi siano i protagonisti, ma vogliamo comunque definire dei ‘buoni’ e dei ‘cattivi’ ad ogni costo.

Quando a Kiev la situazione ha cominciato a peggiorare, e dei manifestanti armati (alcuni dei quali ostentavano simboli fascisti) hanno preso il controllo di edifici governativi, la polizia è passata alle maniere forti, e dei cecchini hanno preso di mira chiunque si trovasse per strada, poliziotto o manifestante che fosse. Ma chi erano esattamente questi cecchini? Il Ministro degli Esteri estone, Urmas Paet, che non è un alleato di Mosca, ha espresso l’opinione che si trattasse di manifestanti anti-governativi. “Accipicchia,” è stato il commento di Lady Ashton (Alto Rappresentante per gli Affari Esteri dell’UE), diffuso a tradimento.

Per solo un istante, le acque si sono poi calmate, ed è stata negoziata una tregua (con l’aiuto della Polonia, la Germania e la Francia) sostenuta dagli USA, dalla Russia e dai manifestanti ucraini: tutti, infatti avevano capito che le cose si erano spinte troppo oltre. L’accordo prevedeva un ritorno verso la vecchia costituzione, e la tenuta di nuove elezioni. Che sollievo!

Questo compromesso, però, è stato sabotato quasi immediatamente dalla frangia estremista dei manifestanti – che include degli elementi di estrema destra, molto inquietanti e ora de facto parte del nuovo governo. Queste persone hanno perseverato nell’occupazione degli edifici governativi e si sono impadronite del potere, rendendo futile lo svolgimento delle elezioni. Ma non preoccupatevi, va tutto bene, non si tratta di un colpo di stato perché sono filo-occidentali. I Russi si sono preoccupati, e il Ministro degli Interni si è chiesto apertamente quale fosse lo scopo di un negoziato se i termini non venivano rispettati.

Quasi in risposta a questa domanda, il presidente Viktor Yanukovych si è dimesso. Momenti di vittorioso giubilo. Né l’UE né gli Stati Uniti si sono preoccupati di difendere un accordo che avevano contribuito a negoziare. Yanukovych e i suoi guadagni illeciti sono spariti; Yulia Tymoshenko e i suoi guadagni illeciti sono stati rilasciati dal carcere (ma, in questo caso, va tutto bene, perché lei è filo-occidentale).

Prendiamo fiato un attimo prima della crisi seguente e ricordiamo che Yanukoych, anche se si è arricchito in modo grottesco, era stato eletto democraticamente, cosa che non è avvenuta con questo nuovo governo. Ma non dovremmo dispiacerci troppo per lui: a quanto pare ha rubato milardi e li ha piazzati all’estero (sicuramente in qualche paradiso fiscale amministrato da un paese occidentale), e ora questi soldi sono ben protetti dai nostri esperti finanziari.

Ma la storia non finisce qui. Sfortunatamente, qualche membro del nuovo governo ucraino decide di mostrare i muscoli, e la lingua russa perde il suo statuto ufficiale nel paese. Fortunatamente, qualcun altro ragiona in modo più lucido, e questa decisione viene annullata. Ma se foste cittadini russi in Ucraina, non sareste preoccupati? Non cerchereste alleati? Il 60% della popolazione della Crimea è russo. E all’improvviso ecco che arrivano dei soldati russi in Crimea. È un tentativo di annessione? Una missione di salvataggio? Dipende dal punto di vista. C’è qualche prova che dietro la decisione della Crimea di separarsi dall’Ucraina ci sia l’influenza russa, o si tratta invece di una decisione autonoma, come quella, analoga, del 1993? La flotta russa sul Mar Nero è ormeggiata a un territorio controllato da forze anti-russe. E (se crediamo ai pettegolezzi) la NATO sta cercando un nuovo parcheggio per i propri missili balistici intercontinentali. Ma non c’è problema, no?, perché la NATO è dalla nostra parte.

Non sono una sostenitrice di Putin, che, secondo me, è un tiranno odioso e anti-democratico con qualche problema di autostima. Ma l’UE e gli USA hanno giocato il suo sporco gioco. La sua popolarità è cresciuta enormemente, perché ha fatto esattamente quello che un leader dovrebbe fare: ha sostenuto gli interessi del suo popolo. I governi occidentali permetterebbero ai propri nemici di impadronirsi delle proprie flotte? Spero di no – anche se, visto il livello di incompetenza che hanno dimostrato finora, tutto è possibile. E cosa farebbero i governi occidentali se venissero posizionati dei missili a pochi chilometri dalle proprie coste? Quando Kennedy si è occupato della crisi cubana, è stato trattato come un eroe. E lo stesso sta avvenendo con Putin a causa della Crimea. Che le minacce siano reali o meno non è nemmeno rilevante, a questo punto.

La penisola della Crimea è stata governata dalla Russia per secoli, finché Nikita Khrushchev l’ha regalata all’Ucraina nel 1954, un gesto molto poco apprezzato in Russia (alcuni insistono che Khrushchev fosse ubriaco). La maggior parte dei Russi, e, a quanto sembra, la maggior parte degli abitanti della Crimea, vorrebbero che questa provincia tornasse sotto il controllo russo. E Putin si è anche tolto il peso del problema economico ucraino. Infatti, la Russia aveva accettato di salvare il paese, ma ora questi costi saranno pagati dai contribuenti europei. E l’adesione all’UE? Questo era uno degli obbiettivi dei manifestanti di Maidan, ma l’UE non ne hai mai parlato.

Tutto questo mi rende molto triste, perché l’Ucraina è un paese meraviglioso, e gli Ucraini sono intelligenti, intraprendenti e generosi. Sono persone che lavorano duro, vivono al massimo e sanno divertirsi. Meritano di meglio di questo – fare la parte dei pedoni sulla cinica scacchiera della politica delle sfere di influenza est/ovest. Una situazione che ormai non ha più niente a che vedere con la Cortina di Ferro e l’anti-comunismo, e neanche con il benessere e la felicità della gente comune. È ovvio che l’Ucraina dovrebbe far parte dell’UE: possono dare un grande contributo, e la loro economia funzionava prima che fosse introdotto il capitalismo da casinò suggerito da esperti occidentali. Forse anche la Russia un giorno entrerà nell’UE, perché no? E l’Ucraina non dovrebbe litigare con il suo vicino orientale. Putin non piace a tutti, certo, ma i Russi non sono nemici degli Ucraini: al contrario, in molti casi (e anche nella mia famiglia) ci sono amicizie e parentele che trascendono il confine.

Il cinismo e l’ipocrisia con cui alcuni politici hanno cercato di sfilacciare questa stoffa antica e delicata mi riempie di rabbia e disperazione. La storia della Russia si è intrecciata con quella dell’Ucraina dal nono secolo in avanti, e la stessa cosa è avvenuta tra le gente comune. Le persone sono etnicamente ‘pure’ solo in qualche paradiso fascista.

In realtà, Kiev era in origine la capitale del Kievan Rus’, uno stato slavo proto-russo del Medioevo, ma si trovò a essere troppo vulnerabile durante le invasioni mongole; per questo, la corte e il centro amministrativo fu trasferito a nord, a Mosca, regione che finì per diventare dominante. Le lingue del nord si separarono da quelle del sud, ma rimasero sorelle: chi le parla si capisce a vicenda, perché queste lingue sono più vicine tra loro di quanto lo siano l’italiano e lo spagnolo. Molte persone, come la mia famiglia, parla Surzhyk, una mescolanza tra le due. Nel corso dei secoli diciassettesimo e diciottesimo, la parte occidentale dell’Ucraina fu annessa all’impero polacco, che impose il Cattolicesimo a una popolazione prevalentemente ortodossa. E nel diciannovesimo secolo questa regione, la Galicia, e la sua città principale, Lviv, appartenevano all’Impero Austro-Ungarico. Non sorprende, quindi, che la fede cattolica continui a essere prevalente, e che le persone sentano una forte affinità con l’occidente. In un certo senso, questo tiro alla fune tra Polonia e Russia continua tutt’ora, perché la Polonia è tra le voci più forti di coloro che vogliono l’Ucraina nell’UE. Capita che i Polacchi chiamino gli Ucraini ‘Polacchi dell’Est’; i Russi, ‘Piccoli Russi’.

Alla fine della seconda guerra mondiale, quando Churchill e Stalin si incontrarono a Yalta per definire il nuovo ordine mondiale, agli Ucraini nati all’ovest che erano rifugiati o ostarbeiter del Terzo Reich (come la mia famiglia) fu permesso di restare a ovest, mentre coloro che venivano da più a est furono spinti indietro, e spesso si ritrovarono nei gulag. Per questo motivo gli Ucraini che vivono in Europa occidentale provengono quasi tutti dalla parte occidentale del paese, sono cattolici e sostengono, in prevalenza, le proteste di Maidan.

Ma la seconda guerra mondiale ha lasciato anche un’altra traccia sanguinosa sull’Ucraina. In Galicia aveva sede il famigerato movimento filo-nazista Esercito Insurrezionale Ucraino, il cui leader, Stepan Bandera, era considerato un eroe da alcuni nazionalisti ucraini (tra cui mio nonno materno) e un fascista antisemita da altri (tra cui mio zio paterno).

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Le perdite inimmaginabili subite durante la seconda guerra mondiale, che viene ancora definita ‘la grande guerra patriottica’, in Russia e nell’Ucraina orientale (un membro del nuovo governo ucraino ha cercato di bandire questo termine), spiegano anche l’amarezza che si respira per le strade. Più di venti milioni di cittadini sovietici hanno perso la vita nella guerra contro il fascismo – un sacrificio inconcepibile. Per questo, l’ostilità contro i neofascisti si infiamma molto facilmente. La guerra è stato un momento chiave nella storia dell’Ucraina orientale, così come la carestia causata da Stalin negli anni ’30 ha marcato l’Ucraina occidentale. Nel 2006, le autorità di Lviv hanno eretto una statua di Bandera nel centro cittadino, e questo ha provocato un’ondata di proteste nell’est del paese. E sono proprio i discendenti spirituali di Bandera a celarsi dietro le violenze organizzate delle proteste di Maidan. Sarebbe ingiusto dipingere l’intero movimento con il pennello fascista, dato che molti manifestanti erano semplicemente cittadini comuni stanchi dalla corruzione dilagante dell’ex regime; i poteri occidentali, tuttavia, dovrebbero essere molto cauti, perché potrebbero trovarsi a sostenere forze neonaziste. O forse, dato che i loro cecchini e le loro molotov sono filo-occidentali, li stiamo già accettando come alleati.

Quindi? Cosa succederà adesso? Secondo me, niente. Ci saranno grandi parate di palloni gonfiati, e un enorme spreco di parole. Saranno mostrati i muscoli che sempre si mostrano, e si muoverà qualche pezzo di macchinario da qui a lì. Alcune signore cleptocratiche di entrambi i paesi dovranno rimandare i loro acquisti da Harrods e Gucci. Ma per i banchieri, gli oligarchi e gli affaristi del petrolio, tutto andrà avanti senza problemi: hanno ancora saldo il controllo di larghe parti di Londra. E, tutto è bene quel che finisce bene, i loro figli potranno continuare a usufruire delle scuole private migliori del mondo a prezzo ridotto, perché i contribuenti britannici, molto generosamente, le classificano come ‘organizzazioni benefiche’.

Spero tanto di avere ragione, perché l’unica altra alternativa è la guerra civile: persone che si massacrano nelle strade e causa di qualche idea di etnia costruita a tavolino. E tutto è preferibile a una tale prospettiva, persino un po’ di ipocrisia e vuota retorica.

 

 

 

Corsivo ricorsivo

So che ci sono cose ben più gravi – Lampedusa, uragani, terremoti, quei poveracci di Greenpeace che vivono da, tipo, sei mesi in una cella di 2mx2m, e anche tutta la storia di Maria (ma le avete viste le foto di come vive una famiglia bulgara nel 2013?) – ma l’articolo di oggi del Corriere sul corsivo mi sembra un’ermegenza.

Speravo fosse un problema americano, invece 40% dei ragazzi italiani non sa scrivere in corsivo. C’è persino uno pseudo pediatra che commenta sull’argomento – lo stampatello è la fine del mondo, chiaro, bellissimo, e poi comunque nessuno scrive più su carta, quindi al diavolo.

Uh-uh.

A me sembra che la funzione essenziale del corsivo sia una, e cioè la possibilità di scrivere cose rapidamente. E lo stampatello, anche se ho sentito persone che non sono d’accordo (e hanno torto, torto marcissimo) non lo permette. Punto. E che a scuola non ci sia più bisogno di scrivere cose rapidamente, devo dire che mi preoccupa assai. È solo prendendo appunti, secondo me, che si impara a ragionare, a riassumere, a isolare i punti importanti di un ragionamento. Perché se uno scrive a computer, magari riesce a scrivere tutto, se è il più bravo dattilografo al mondo o ha una formazione di segretario giuridico, ma lo scopo degli appunti non è scrivere tutto. E il foglio di carta permette anche freccine, diagrammi, abbozzi di stenografia, sottolineature etc in modo molto rapido ed efficiente.

Perché insomma, dalla scuola ci passiamo tutti; e se poi da adulti non si scrive più con carta e penna…a me sembra comunque strano. Un appunto su un post-it? Segnarsi un indirizzo parlando al telefono? Una lista della spesa? Biglietti di Natale, di San Valentino, di qualunque cosa? Lettere di condoglianze? Chi vorrebbe una lettera di condoglianze scritta a computer o a stampatello? Dio santo, non io.

No, lo stampatello rimane (giustamente) il segno di 1) una persona semi-analfabeta; 2) qualcuno che sta gridando o segnalando un’informazione importante; 3) un uso ortograficamente corretto in occasioni certificate (per esempio, per i nomi propri etc). Per il resto…scrivere in stampatello sempre sarebbe come abolire i parrucchieri. Perché esistono tremila tagli di capelli? Non sarebbe più efficiente averne due, uno per genere? O al massimo una decina, a dipendenza delle fasce d’età?

Invece no, gli esseri umani hanno bisogno di esprimersi, e hanno il diritto di farlo, e ogni strumento che limita questo diritto è uno strumento d’oppressione. Simple as that. 

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Monday Blues – Recensione di “Revolution”

Ho avuto la fortuna di vedere in anteprima ‘Revolution’, il nuovo film di Rob Stewart, ed è una cosa fenomenale.
Stewart ha un curriculum inusuale – appassionato di squali come (quasi) tutti i bambini, ha portato la propria passione nell’età adulta, prima studiando biologia, e poi facendo un debito per telecamere e attrezzatura subacquea per girare ‘Shark Waters’, un documentario su come stiamo pescando gli squali verso l’estinzione. ‘Shark Waters’ è incredibile, scioccante, molto ben girato; ma ‘Revolution’ è un progetto ancora più ambizioso.
‘A cosa ti serve salvare gli squali,’ chiede infatti a Stewart un professore asutraliano, ‘se tutti i pesci saranno estinti entro il 2048?’
Avete letto bene. Ci restano, se va bene, 30 anni di pesci, e di tutto il resto – coralli, delfini, balene, conchigliette e granchi, cavallucci marini, foche, e, appunto, squali – tutto quello che dipende dal mare per vivere potrebbe sparire per sempre.
Ora, questo non ha solo le ricadute che ci aspettiamo (per cominciare, enormi complicazioni per tutta una serie di altre specie che dipendono dal mare come fonte di cibo – noi, per esempio) ma anche conseguenze ben più sinistre. È stato molto scioccante scoprire, per esempio, che il 40% dell’ossigeno che respiriamo e che fa funzionare la nostra atmosfera è prodotto dagli oceani, o meglio, dai phytoplancton, minuscoli organismi di cui si nutrono, tra gli altri, le balene.
E dovrebbe essere chiaro a tutti che una diminuzione del 40% dell’ossigeno nell’atmosfera è una cosa abbastanza preoccupante, soprattutto considerano il fatto che stiamo attivamente distruggendo l’altra grande fonte di ossigeno: le foreste.
Il documentario di Stewart ci porta da un luogo all’altro del mondo a vedere questo massacro: dal Madagascar (90% degli alberi eliminati) fino al Canada (dove una zona grande quanto l’Inghilterra è già stata completamente distrutta dall’industria delle tar sands).
Nonostante l’argomento, Revolution è un film a tratti divertente, commovente, e relativamente ottimista: alla fine, Stewart ricorda che 151 nazioni hanno bandito il commercio di prodotti a base di squalo a causa delle proteste suscitate da ‘Shark Waters’, e che quindi il futuro è ancora nostro, e possiamo ancora cambiarlo.
Diventa però importante agire ora – mostrare questo film nelle scuole, per esempio (è adatto anche per le elementari), e poi fare scelte oculate come consumatori, e dare il nostro voto a qualcuno che non vuole vivere in un deserto senza ossigeno.
Stay hungry, but not too foolish, per parafrasare qualcuno.

#firstworldproblems

L’Europa sta attraversando una crisi senza precedenti; la disoccupazione giovanile è ormai al limite del sopportabile in molti paesi; le organizzazioni che distribuiscono pasti gratis e generi di prima necessità hanno dovuto moltiplicare le loro operazioni; e a Londra c’è un grosso problema immobiliare.

Si è saputo oggi, infatti, che nella capitale inglese è diventato impossibile trovare una buona casa se si è disposti a spendere attorno ai 30 milioni di sterline. Il problema, a quanto pare, è che i prezzi per queste superville continuano a salire; chi le possiede ha visto il loro valore aumentare del 130%, ma, non avendo alcun problema finanziario, non è ancora disposto a vendere.

Il dilemma è forse complicato dal fatto che queste transazioni non avvengono più in modo trasparente: “I nostri clienti vogliono difendersi dal crimine,” dice un agente immobiliare. “Le case non vengono vendute su Internet perché in quel caso sarebbe difficile tenerne segreti i piani e le misure di sicurezza.”

Quello che non sta dicendo è abbastanza chiaro, e infatti viene ammesso dopo, così, senza darci troppa importanza: quello che conta non sono i ladri, ma piuttosto il governo, da una parte (non sapere niente di una proprietà ne rende molto più complicata la tassazione) e il pubblico dall’altra (indignarsi perché gli appartamenti per la babysitter sono già stati piazzati nell’ala ovest senza consultare nessuno non è proprio la cosa più simpatica che si può fare al momento).

Di conseguenza, il 65% di questo mercato si svolge tra una sala da tè e un aperitivo in un gentlemen’s club, e noi non ne sappiamo un accidente. E questi si lamentano ancora.

Certi giorni diventa davvero difficile avere un minimo di fiducia negli esseri umani.

“Se l’è cercato”

http://www.buzzfeed.com/regajha/27-survivors-of-sexual-assault-quoting-the-people-who-attack

È incredibile, scioccante, una completa follia, che come specie non riusciamo a uscire dalla meccanica dello stupro. Abbiamo testimonianze di stupro fin dagli inizi della scrittura, e non è difficile immaginare che la cosa succedesse anche in società che non hanno lasciato niente di scritto. E rimane un grosso problema anche oggi – facciamo finta, a volte, che sia un crimine che non ci riguardi, vogliamo sentirci superiori perché in Europa è reato mentre in altre parti del mondo rimane una pratica quasi accettata, soprattutto all’interno del matrimonio; e in realtà…Lo diceva bene Corrado Guzzanti in Recital: “numerosi studi provano che la maggioranza degli stupratori sono Italiani, e che gli stupri avvengono tra le mura di casa…sono solo i Rumeni che stuprano per strada, davvero, non vogliono integrarsi’. Perché, certo, i ‘Rumeni’, cioè lo sconosciuto che aspetta nell’androne, è quello che vogliamo vedere; e intanto ignoriamo tutti gli altri, amici parenti, conviventi.

Il progetto artistico di questa giovane fotografa è un’idea coraggiosa e molto bella, e le frasi scelte dalle vittime sono un pugno nello stomaco. Ce ne sono tante, troppe, sullo stile ‘Lo sai che lo vuoi’; e poi un altro classico, soprattutto con le più giovani, ‘È solo un gioco’; ma quello che davvero mi ha colpito sono altre due frasi, ‘Voglio solo mostrarti quanto ti amo’ e ‘Scoparti è l’unica cosa che mi distoglie dal suicidio’. E qui, come società abbiamo fallito. Perché un ragazzo che passa oltre la pubertà con queste idee – che no vuol dire sì, che l’amore lo si dimostra facendo male, che una ragazza che ha bevuto ‘se la sta cercando’…stronzi loro, ma noi dov’eravamo? Noi genitori, noi docenti, noi politici, noi tutti quanti?

Profeti in patria

È morto a Los Angeles Philip Berg, rabbino e fondatore di quel Kabbalah Center che ha attirato uno sconfinato numero di attori e starlettes negli ultimi trent’anni. Tra le persone che portavano il famoso braccialettino rosso ricordiamo Madonna, ovviamente, ma anche Demi Moore e Ashton Kutcher, che si sono sposati al centro nel 2005.

La Kabbalah è una forma di misticismo ebraico che Berg aveva mischiato a idee new age; gli ortodossi, tuttavia, gli rimproveravano di più la diffusione di credenze cabalistiche (che devono restare private) che l’aggiunta di favolette sull’era dell’Acquario. Trovo questa cosa molto curiosa – sicuramente cambiare i contenuti di una religione è più grave che diffonderla in un pubblico di non eletti? Ma è anche vero che l’ebraismo non è una religione proselitistica, fino al punto di non considerare completamente ebrei neanche persone convertite e pronte a studiare la Torah per anni.

L’altra cosa curiosa, e forse inevitabile, è che il Kabbalah Center è stato investigato negli anni scorsi per frode fiscale. Madonna aveva scelto di separare completamente la sua Malawi Foundation dalle finanze di Berg, appunto per questo motivo. E ci si chiede sempre se questi leader religiosi partano con l’idea di fare soldi e poi occultarli, oppure se tutti quegli scrittori avessero ragione e la ricchezza corrompe a tal punto che anche un sant’uomo senza secondi fini diventa un mezzo criminale.

Direi che su questo punto l’unica cosa da fare è rivedere The Master, e lasciare che Philip Seymour-Hoffman, e soprattutto la meravigliosa performance di Joaquin Phoenix, ci consolino dei mali del mondo.